Il Numero dei Nostri Respiri

L’uomo vive di materia. Il cibo e l’acqua sostengono il corpo attraverso la complessa attività digestiva e metabolica che lo tiene vivo; ma prima ancora viene l’aria, che permette il respiro. Un uomo può digiunare per giorni, l’acqua gli è necessaria con più frequenza del cibo — ma il respiro non concede pause: è l’attività primaria e costante di ogni esistenza, dal primo vagito all’ultimo istante.

Forse l’esistenza di un uomo non si misura negli anni che vive, ma nel numero dei suoi respiri.

Eppure oggi si respira male. Le città sono divenute luoghi appestati dagli scarichi, e a pagarne il prezzo sono soprattutto i più fragili — bambini e anziani. Anche l’acqua, che dovrebbe essere gratuita, pura e a disposizione di tutti, viene comprata e venduta in bottiglie di plastica. E il nutrimento, che dovrebbe sostenerci, è diventato per la maggior parte cibo surgelato, inscatolato, processato dall’industria alimentare — cibo che, invece di nutrire, ammala. Non stupisce che, a valle, sopraggiunga l’industria farmaceutica, che promette guarigioni ma finisce per rendere le malattie croniche, imbottendo di medicine chimiche una vita natural durante.

A queste fragilità del corpo si aggiunge quella delle relazioni: oggi la maggior parte dei legami tra le persone sono tossici, pregni di cattiveria e sopraffazione reciproca, quando l’uomo avrebbe invece bisogno — più che mai — di relazioni umane autentiche.

Ma l’uomo non è fatto di solo corpo: è anche custode dello spirito che abita il suo profondo. Il corpo dovrebbe essere considerato un Tempio, da curare non per contrastare banalmente il tempo che inevitabilmente passa, ma per nutrirlo di elementi sottili — quelli della spiritualità: la parte eterea, invisibile, impalpabile; il soffio divino, la fiammella vitale che ognuno dovrebbe avere cura di tenere accesa, dalla nascita al fine vita.

Respiro, acqua, nutrimento, relazioni, spirito: sono questi i valori che le attività di Pane Panacea vogliono divulgare, con l’impegno dei propri associati, ciascuno secondo le proprie competenze e propensioni. Nulla di commerciale — tutto trasmesso in maniera olistica, nel senso più autentico della parola: dove il tutto è sempre più della somma delle sue parti.

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